Il Tuina, la Coppettazione e la Moxa


Il Tuina

Il tuina è l’insieme delle tecniche manuali tradizionali cinesi.

Costituisce una delle tre branche principali della Medicina Tradizionale Cinese, di cui condivide riferimenti teorici e filosofici.

Il suo sviluppo è strettamente legato alla storia dell’agopuntura e del pensiero medico cinese. In Cina è attualmente parte integrante della formazione universitaria tradizionale e in tutti gli ospedali sono attivi ambulatori di tuina.

Ha influenzato le scuole giapponesi di shiatsu e le scuole contemporanee di riflessologia plantare, digitopressione, micromassaggio.

Esercita un’azione di riequilibrio energetico, che mantiene e rafforza la salute psicofisica, e l’operatore tuina agisce coadiuvando l’operato delle figure sanitarie per un recupero della salute in caso di alterazioni patologiche.

Si avvale di una serie di tecniche manuali (quali spingere, pinzettare, premere an, massaggiare, sfregare, picchiettare, scuotere, ecc) che regolano Yin e Yang, fanno circolare e tonificano il Qi, agiscono sui canali e sugli zangfu, stimolano la circolazione sanguigna e migliorano la funzionalità di muscoli, tendini e articolazioni.

Il trattamento è costituito da una sequenza di diversi metodi-stimolazioni, che dipende dal singolo utente, dalla sua condizione specifica, dal momento in cui viene attuato il trattamento.

In caso di alterazioni dello stato di salute, l’Operatore fa sempre riferimento al medico per la diagnosi e per una eventuale esclusione del trattamento tuina.

È un valido complemento alle terapie convenzionali: favorisce il recupero della salute nei casi in cui siano presenti dolore, contrattura, tensione fisica e psichica, e in molte altre quali dolori mio-articolari, disturbi funzionali dell’apparato gastroenterico, respiratorio e ginecologico, stati ansiosi e depressivi e disturbi ad essi correlati. Una branca specifica di tuina si occupa dei lattanti e della prima infanzia.

In particolare trova applicazione come complemento al trattamento medico nei casi di dolore, gonfiore, contrattura, limitazione del movimento che seguono ai traumatismi, sia nel momento di acuzie, sia nella fase di cronicizzazione, nei casi di distrazione muscolare acuta o di distorsione articolare con interessamento di tendini, legamenti, sinovie, negli esiti di lesioni dei tessuti molli o di fratture ossee, nelle patologie dovute alla ripetizione di microtraumi. Costituisce anche un valido complemento nel trattamento delle malattie croniche con dolore mio-articolare.

Trova un’importante applicazione in quelle che i testi cinesi definiscono “malattie delle emozioni”, cioè i disturbi con una componente psichica prevalente, quali ansia, insonnia, irritabilità, stanchezza mentale, umore depresso, instabilità emotiva.

L’aspetto psichico è spesso altrettanto importante nelle patologie più specificamente somatiche, siano esse di tipo doloroso (contratture e rigidità muscolari e articolari, cefalee, dismenorree, gastralgie) o funzionale (cefalea, oppressione toracica, gonfiore addominale, alterazione dell’alvo, irregolarità del ciclo mestruale).

La Moxa

E’ conosciuto come il fuoco che guarisce, rigenera, allevia e ristora; il calore dolce e penetrante sprigionato da un’erba umile e comune, l’Artemisia, che si diffonde nel corpo riattivando e riequilibrando l’energia: ecco la Moxa, uno strumento terapeutico prezioso e versatile, spesso ingiustamente sottovalutato in favore dell’Agopuntura, “punta di diamante” della medicina tradizionale cinese, alla quale entrambi i metodi appartengono a pieno titolo: Agopuntura e Moxa infatti vanno sempre insieme, persino nel nome, in cinese non esiste la parola “Agopuntura” separata dalla parola “Moxa”. I principi che informano le due metodiche sono gli stessi: si ricerca il riequilibrio Yin-Yang dell’organismo attraverso l’azione su particolari punti posti lungo il percorso dei Meridiani energetici. Ma mentre l’Agopuntura richiede speciali competenze ed abilità manuali, semplici metodi di Moxa si possono apprendere anche in tempi brevi ed applicare in casa, su se stessi e i propri cari per curare una lunghissima serie di piccoli e grandi disturbi, tra i quali l’ipertensione, l’insonnia, i disturbi urinari, la stipsi, i dolori mestruali, i dolori articolari… per i problemi di stomaco dei bambini, per rafforzare la difesa immunitaria, per tonificare e idratare la pelle del viso ed eliminare piccole macchie cutanee, per trattare dermatomicosi e verruche e persino per raddrizzare la posizione podalica del feto in gravidanza.

Allora vediamo un po’ più da vicino la storia e le caratteristiche di questa straordinaria risorsa della medicina naturale.

Le origini dell’uso di Moxa si perdono nel tempo e sembrano provenire dalla Cina del Nord. La prima testimonianza scritta si trova nel “Chun Qiu Zuo Chuan” (Annali di Primavere ed Autunni, note su Zuo- 581 a.C.). La parola “Moxa” ci viene dalla lingua giapponese, mentre in lingua cinese Moxa si dice “jiu” e si scrive:

Quindi il significato letterale è “calore di lunga durata”: infatti il tempo di applicazione è piuttosto lungo e il materiale utilizzato consente una combustione lenta e prolungata; ma il significato implicito è anche quello di malattia “lunga”, nel senso che la terapia si adatta specialmente alla cura di patologie croniche e di vecchia data, e quello di effetto duraturo, persistente nel tempo.

L’uso di Moxa consiste nell’applicazione del calore prodotto dalla combustione dell’erba Artemisia a contatto o in prossimità degli agopunti dei Meridiani. Secondo la medicina tradizionale cinese, i meccanismi d’azione della Moxa si possono riassumere come segue:

  • riscaldamento dei Meridiani e dispersione del freddo, regolazione del Qi e del Sangue: cura i disturbi legati alla penetrazione del vento freddo, i dolori articolari causati dal freddo all’interno dei Meridiani che ne blocca la circolazione energetica;
  • riscaldamento degli organi interni, dispersione del freddo e azione analgesica: cura le “sindromi di insufficienza Yang”, quando l’eccesso di freddo interno provoca stasi circolatoria e dolore;
  • effetto antishock e rianimazione;
  • forte tonificazione del Qi e dello Yang: per prolassi, ptosi, alcune forme di metrorragia;
  • regolazione del “Qi ribelle”: per curare il vomito, la nausea, la tosse, corrispondenti a movimenti contrari dell’energia del Polmone e dello Stomaco;
  • azione antiedematosa, cicatrizzante e disinfettante: per varie forme di ascessi cutanei
  • azione preventiva e di rafforzamento della difesa immunitaria.

L’erba Artemisia (in cinese “Ai”) è utilizzata per la Moxa da millenni. Raccolte a giugno, quando sviluppano la caratteristica lanuggine, le foglie vengono essiccate e lavorate per confezionare piccoli coni o sigari; la combustione avviene senza fiamma e sviluppa un intenso calore da 500 a 600° a spettro infrarosso. Tra i vantaggi dell’Artemisia c’è anche quello di essere un’erba molto diffusa e poco cara. Esistono diverse forme di utilizzo dell’erba Artemisia, le più importanti sono il sigaro, il cono e l’ago riscaldato.

 

La Coppettazione

La coppettazione, detta anche metodo dell’aria aspirata, è una tecnica specifica per la rimozione della stasi di sangue. La stasi di sangue, determina dolore intenso, trafitto. La tecnica è semplice ma efficace: vengono utilizzate delle coppette, più semplicemente dei piccoli bicchieri in vetro o in bambù. Quelli in bambù hanno però una superficie di contatto sulla cute molto sottile, e quindi potenzialmente più dolorosa, rispetto a quelli in vetro che invece sono più arrotondati e che risultano quindi meno traumatici per la cute.

Queste coppette servono per creare un vuoto d’aria e quindi aspirare la cute verso la coppetta. Il vuoto d’aria si ottiene con l’eliminazione dell’aria accendendo un cotone imbevuto d’alcol. Si avvicina la coppetta al cotone per circa un secondo e immediatamente viene posizionata nella zona da trattare. Esistono vari modi per ottenere il vuoto d’aria a questo è il più sicuro. Un’altra modalità, che però richiede molta destrezza, consiste nel mettere il cotone imbevuto d’alcol direttamente dentro la coppetta; in seguito si accende il cotone imbevuto e immediatamente si posiziona, ancora fiammante, nella cute; appena si appoggia, il fuoco si spegne e si realizza il vuoto d’aria. Ovviamente, se si è imprecisi ci si può scottare. Un’altra tecnica, consiste nel non utilizzare il fuoco; esistono delle coppette in plastica che hanno un sistema di suzione dell’aria tramite una polpetta o un sistema di avvitamento che determina il sottovuoto.

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